Si è appena concluso Manifestival 2025, il progetto di Arte Urbana partecipata che ha portato nel quartiere Gallaratese di Milano quattro nuovi murales monumentali realizzati da urban artist di fama internazionale: Piger, Orticanoodles, Agus Rùcula e Bastardilla. Il progetto della Fondazione Arrigo e Pia Pini, con il contributo di Fondazione di Comunità Milano e il patrocinio del Municipio 8 del Comune di Milano, ha da sempre l’obiettivo di attivare l’energia delle comunità sul territorio e trasformare le periferie in spazi di arte partecipata, coinvolgendo cittadini, associazioni e istituzioni.
I soggetti dei murales, infatti, nascono da un percorso partecipato che ha coinvolto bambini, adolescenti, residenti e associazioni. Da qui hanno avuto origine i nuovi “manifesti” che, da sempre, sono alla base del processo creativo di Manifestival: nel 2025 c’è stato il manifesto “contro la guerra e la discriminazione”, che mette al centro l’appello urgente alla pace e a un mondo che rifiuta la violenza e le ingiustizie, il manifesto del “protagonismo giovanile” dove ragazze e ragazzi rivendicano spazi e strumenti per raccontarsi e sperimentare nuovi linguaggi, e, infine, il manifesto “Il mare in città”, che esprime il profondo desiderio dei milanesi per il mare sia come orizzonte di libertà sia come metafora di comunità dove convivono specie diverse che si rispettano.
I quattro murales
L’opera di Bastardilla, artista anonima italo-colombiana che esordisce nel 2005 sui muri di Bogotá – dal titolo “De parvis grandis acervus erit” (dalle piccole cose si formano le grandi) pone al centro della scena una bambina raffigurata come un gigante che distrugge i carri armati e porta su di sé la fatica di bruciare le mura della prigionia, dell’apartheid, dell’umiliazione. Porta con sé anche un nido e aghi e fili che ricuciono le macerie, tra resistenza e speranza. La bambina è così un gigante pronto a rialzarsi grazie alla memoria e alla dignità di tutte le piccole cose di cui è fatta. L’opera è un elogio alla straordinaria potenza dell’infanzia, capace di risollevare, nel gioco, l’umanità dalla brutalità dei poteri che stanno distruggendo la terra. Figure minuscole, quasi invisibili, ricostruiscono il tessuto delle storie e del loro futuro, in cui non c’è spazio per l’oppressione e la guerra. Il titolo dell’opera ricorda che sono le piccole cose “insignificanti” che costruiscono le più grandi, ma anche le più atroci: in questa ambivalenza, l’artista ci ricorda anche che i peggiori orrori della storia, le guerre, i genocidi, sono resi possibili dalla nostra indifferenza e complicità.

L’opera “Flusso” di Agus Rúcula, artista argentina, indaga il desiderio dei milanesi per il mare e rappresenta l’acqua come elemento vitale, intrinseco, la sua forza e la sua magia. Realizzata secondo la tecnica basata sul connubio di fotografia e pittura, pone al centro il movimento di un’onda del mare che si sprigiona dal cuore del giovane protagonista ritratto: un invito a riflettere sul fatto che “molte volte desideriamo qualcosa all’esterno, credendo sia lontano ed estraneo, ma si trova vitalmente dentro di noi”.

Le altre due opere, realizzate a luglio da Orticanoodles e Piger, si trovano sui muri dell’Hub Spazio Indifesa di via Consolini e di via Appennini, gestito da Fondazione Terre des Hommes Italia, uno spazio aperto alla popolazione del quartiere, dove Terre des Hommes offre servizi per le famiglie più fragili, ma anche diverse proposte di attività culturali rivolte ai giovani. Le opere di Orticanoodles e Piger nascono dal dialogo con i ragazzi del Gallaratese, come espressione del loro sguardo sul presente e delle visioni che immaginano per il futuro. Raccontano di una generazione che rifiuta gli stereotipi, che si apre alla diversità e cerca spazi per agire e creare, con un forte desiderio di relazione e amicizia.

L’opera “1+1=3” di Piger, artista affascinato dalla parola scritta, è una calligrafia complessa che invita a riflettere sul concetto di comunità sostenibile. Ispirandosi al principio fondamentale della Gestalt – “il tutto è più della somma delle sue singole parti”, mescola stili gotici e arabi e sfida lo sguardo a decifrare il messaggio nascosto, invitando a cogliere la realtà oltre l’apparenza.
L’opera “Forever Young” di Orticanoodles, collettivo noto nel panorama nazionale internazionale per la sua poetica impegnata, è una composizione frammentata e stratificata di volti e trame astratte e racconta un’identità in evoluzione, relazioni e spazi di comunità. “Questa estetica spezzata ma coerente riflette il processo collettivo di scoperta e appartenenza. I frammenti urbani parlano di spazio, che è fisico, quello del quartiere, simbolico, quello della relazione, e anche immaginato, per una comunità più inclusiva. La forza cromatica è poi un’energia che invita al cambiamento. L’opera è al tempo stesso specchio e manifesto: riflette le ferite e le speranze di una generazione che rifiuta stereotipi, rivendica il diritto alla complessità e costruisce, ogni giorno, nuovi modi di esserci. È il ritratto visivo di un protagonismo giovanile che si fa voce, spazio e azione” spiega Walter Contipelli del collettivo artistico Orticanoodles.
“Manifestival è un tassello prestigioso per la crescita dell’Arte Urbana a Milano. Al Gallaratese sta nascendo un bel patrimonio di opere murali realizzate con una curatela di comunità, dove il coinvolgimento delle persone, dall’ideazione al gesto d’arte, fa la differenza. Vogliamo che Manifestival rappresenti un modello per ispirare altre rinascite in altri quartieri e in altre città. Questi murales si innalzano proprio come manifesti che testimoniano il cambiamento: l’arte partecipata è un incredibile veicolo espressivo che consente una rivoluzione armoniosa dei quartieri e delle comunità che li vivono: quando i luoghi migliorano anche le società migliorano” ha dichiarato Veronica Pini, Presidente della Fondazione Arrigo e Pia Pini.
Il Gallaratese: un quartiere che si racconta attraverso l’arte
Il Gallaratese, quartiere residenziale della periferia Nord Ovest di Milano, tra i più grandi costruiti ex novo in Italia, fu edificato tra la metà degli anni Sessanta e gli anni Ottanta diventando poi simbolo della rinascita del secondo dopoguerra. Ad oggi, è uno degli scenari urbani più complessi di Milano, ma animato da una solida rete di associazioni impegnate sul territorio, con cui Manifestival, in questi anni, ha attivato un processo virtuoso.
Il Gallaratese è caratterizzato da situazioni di fragilità economica e sociale, una forte presenza di bambini e adolescenti con background migratorio (quasi la metà ha almeno un genitore di origine straniera) e molte famiglie a rischio esclusione sociale. Manifestival risponde a queste sfide: attraverso le opere murarie, si pone l’obiettivo di migliorare la percezione del quartiere, valorizzandone la dimensione culturale e comunitaria. Insieme alle associazioni del territorio, Manifestival opera per costruire una nuova narrazione del Gallaratese come luogo di cultura e innovazione sociale dove, attraverso l’arte, potenziare la partecipazione della comunità nelle decisioni che riguardano gli spazi pubblici e stimolare la coesione sociale.
A partire dal 2023, Manifestival ha portato al Gallaratese una serie di maxi murales firmati da artisti di fama internazionale, tra cui: Obey, Leticia Mandragora, Medianeras, Judith De Leeuw (JDL), Nabla & Zibe, BTOY e, in precedenza, anche Fabio Petani. Opere di grande valore artistico e sociale, create insieme ai cittadini in un percorso partecipato che ha attivato residenti, associazioni, enti del terzo settore e ha messo a confronto generazioni diverse, ingaggiando artisti e artiste nazionali e internazionali di fama mondiale.
Manifestival è un progetto di Fondazione Arrigo e Pia Pini con il contributo di Fondazione di Comunità Milano, il patrocinio del Municipio 8 del Comune di Milano, in collaborazione con Wit Design e Another Scratch In The Wall e con il supporto dell’Ufficio Arte negli spazi pubblici del Comune di Milano.
