Avevamo già incontrato l’arte di Pietro Marelli, in arte Pitmarels, lo scorso anno a Palazzo Lombardia, in una mostra che ci aveva colpito per l’energia visiva delle opere e per la forza espressiva e innovativa della sua ricerca. In quell’occasione erano esposti numerosi lavori che rappresentavano ricomposizioni di soggetti iconici tra popart e opere classiche, tutti rielaborati attraverso un linguaggio inconfondibile.
La cifra stilistica di Pitmarels si fonda infatti su una tecnica originale che parte dall’etichetta di una famosa banana (trasformata e resa propria), combina lo sticker bombing e reinventa, da un certo punto di vista, il décollage attraverso sovrapposizioni, stratificazioni, rimozioni e rielaborazioni.
Le superfici delle sue opere non sono mai statiche: si costruiscono e si decostruiscono attraverso applicazioni e distacchi ben precisi, generando un effetto di movimento continuo. L’immagine finale appare come un mosaico contemporaneo, dove i frammenti visivi si sovrappongono e convivono, creando profondità e stimolando una continua ricerca del dettaglio da parte dell’osservatore.
Sabato 16 Maggio 2026 Pitmarels è tornato protagonista a Cantù, sua città natale, con la presentazione dell’opera “Le mie radici”, ospitata nella sede della BCC di Cantù e sostenuta dall’istituto bancario.
L’artista, alla presenza della curatrice della mostra Alisia Viola, del Direttore della banca, di alcuni assessori comunali e anche dei suoi numerosi alunni, ha raccontato il significato di un progetto profondamente connesso al proprio percorso personale e al territorio d’origine.

“Le mie radici” raffigura il campanile e uno scorcio del centro storico canturino, da sempre cuore pulsante e anima della città, reinterpretati attraverso il suo linguaggio artistico in una composizione densa e stratificata.
La scelta di rappresentare Cantù non è casuale: per Pitmarels significa raccontare la propria storia personale attraverso luoghi simbolici e riconoscibili, restituendo alla comunità una visione artistica carica di significato emotivo. L’opera diventa così un ponte tra arte contemporanea e appartenenza, tra ricerca estetica e memoria collettiva.
Durante la presentazione è stata esposta la versione dell’opera su tela, che di fatto rappresenta lo studio della ben più monumentale opera realizzata sulla parete esterna dell’istituto bancario. Quest’ultima, infatti, si sviluppa su scala urbana, coprendo un’intera facciata e trasformandosi in un segno visibile e permanente nel paesaggio cittadino.
Da evidenziare infine che gli stickers (in questo unicum, di dimensioni commisurate alla magnitudine dell’opera stessa) riportano, al loro interno, una serie di riferimenti tipici della città e della cultura locale (attraverso modi di dire e vocaboli, anche in dialetto).
L’incontro alla BCC di Cantù si è così trasformato in un momento di riflessione sul ruolo dell’arte contemporanea nello spazio urbano e sul valore del sostegno istituzionale alla cultura e all’arte, ancor più se espressa da un giovane di talento. Un progetto che unisce artista e territorio, e che restituisce alla città un’immagine nuova, profondamente personale e al tempo stesso collettiva, capace di dialogare con la città e con chi la vive quotidianamente.
Andrea Breviglieri

