20/03/2026

Viaggio a Londra, tra Leake Street Arches e Brick Lane

Nella nostra tappa londinese non potevamo certo perderci due quartieri, ma che dico…due santuari di graffiti e Street Art, dove l’arte vibra ed è costantemente in evoluzione: Leake Street Arches e Brick Lane.

Qui i graffiti sono legali e si rinnovano giorno dopo giorno, senza soluzione di continuità, tra arcate umide (spesso lerce) e vicoli multietnici. In questi luoghi artisti da tutto il mondo lasciano le proprie tracce, che siano spray, stencil, stickers, gessi o mattonelle poco importa.
Va lasciato un segno a tutti i costi, ben consci che potrebbe durare poche ore come anni.

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Leake Street Arches: Eredità effimera

Nel quartiere di South Bank, sotto la Waterloo Station, si stende Leake Street.

Un tunnel di circa 300 metri dedicato ai graffiti da ben 18 anni, da quando Banksy lo inaugurò con il Cans Festival. Alcune opere storiche come quelle di Blek le Rat (pioniere degli stencil, qui in grande spolvero con il suo carro armato Leopard) e ROA, con i suoi animali giganti, sono protette da targhe che donano un tocco museale in mezzo al vandalismo autorizzato.

Nel dipanarsi della galleria troviamo poi decine, forse centinaia, di opere di artisti conosciuti come SMO, Opsa, Avike, Kanz, Mr. Doodle, e ovviamente Max the Virus, artista residente che domina la scena, ma anche tracce di artisti più alle prime armi.

Non esistono permessi, graduatorie, curriculum o raccomandazioni. Qui i muri sono di tutti quelli che si sentono liberi di esprimersi. Domina il lettering, ma si difendono molto bene anche opere più figurative.

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Alle 09.00 del mattino il tunnel si presenta quasi deserto ed è perfetto per avere la calma di perdersi nell’oblio che ci circonda, fare fotografie e respirare odore di vernice fresca. Sì perché qui gli spray non si fermano mai, l’atmosfera è elettrica e i writers sono spesso al lavoro anche nelle ore più improbabili.

Un luogo leggendario, una tappa obbligatoria dove anche noi abbiamo lasciato un piccolo segno del nostro passaggio usando scarti di bombolette abbandonate.

Così, di getto e senza paura, per non portarci a casa il rimpianto di non averci provato, ma sempre con il rispetto per le leggende da cui eravamo circondati.

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Brick Lane: tutti i colori del mondo

Ci siamo poi spostati a Shoreditch, dove troviamo Brick Lane con i suoi vicoli.

Veniamo accolti dall’insegna luminosa “Welcome to Banglatown” e capiamo subito di entrare in un modo a parte. Un labirinto di street art, fra thrift shops, bancarelle vintage, fashion hipster e profumo di curry e spezie.

Lontanissimi dalle atmosfere tetre in cui Jack lo squartatore si muoveva 140 anni fa in queste stesse strade, troviamo gli enormi animali iper-realistici di ROA, stencil di Mr. Brainwash, Space Invader con i suoi mosaici pixelati alieni, un muro cla-mo-ro-so di OBEY e anche, a sorpresa, un faccione di Andre The Giant fresco fresco (certamente piazzato in queste ultime settimane, data la presenza del nostro Shepard in quel di Londra per la mostra “Triple Trouble”).  Riconosciamo poi Otto Schade (creature intricate), Zabou (ritratti floreali), Phlegm (mondi surreali) fino ai nostri eroi locali Urbansolid!

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Lo scoop finale è rappresentato da una jam quasi tutta femminile alla Graffiti Alley, un grande prato costeggiato dalle mura dei binari del treno, dove le nostre eroine del giorno (era l’8 marzo) si scatenavano a suon di Hop Hop e techno, sprayando ognuna col proprio stile in una situazione totalmente naturale e disinvolta.

Insomma, quando Londra chiama è bene farsi trovare pronti, perché è una città (con la sua comunità tanto multietnica quanto coesa, sotto molti aspetti) che incarna veramente lo spirito evanescente, provocatorio ma in fondo accessibile della Street Art.

Andrea Breviglieri