Un anno fa ero già stata a Rive, un piccolo borgo in provincia di Vercelli, scoprendo quasi per caso (e, proprio per questo, con non poco scorno) un’operazione di Arte Urbana inedita, ma affascinante e di grande valore. Non conoscevo né il luogo né il progetto, eppure me ne ero andata con la sensazione di aver assistito a qualcosa che avrebbe lasciato un segno profondo nella comunità.
Questa volta ho deciso di tornare in gran segreto. Nessun avviso agli organizzatori, nessuna telefonata preventiva: solo la voglia di rimettere piede tra quelle strade e rivedere i vecchi muri assieme a quelli, work in progress, degli artisti all’opera. Quando sono arrivata, lo stupore è stato reciproco. Io, sorpresa nel conoscere per la prima volta alcuni artisti e artiste. Loro, sorpresi di vedermi riapparire senza preavviso (ricorderò a lungo l’abbraccio e la felicità di Mario Deasti, che mi ha accolta con un sorriso sincero e quasi incredulo).

Quello che ho trovato a Rive è stata la nuova edizione di DeRive – Arte pubblica nello spazio rurale, curata da Inward. Un progetto che, dopo le prime sperimentazioni, sta assumendo contorni sempre più solidi, con una direzione artistica attenta e consapevole. Le scelte curatoriali sono riuscite a portare qui alcuni dei nomi più rilevanti della scena di arte pubblica e urbana, sia italiana che internazionale, dando al borgo una nuova centralità culturale.
Ho visto all’opera Mr Fijodor, con cui ho avuto una lunga conversazione sulla sua opera. DEM stava lavorando con la sua cifra visionaria, sospesa tra memoria e immaginazione e capace di tradurre in immagini le tradizioni e il folklore dei luoghi in cui opera. Con Mono Carrasco è stato un incontro speciale: mi ha accolta parlando in spagnolo, come se fossi una connazionale, e mi ha raccontato la sua vita a Milano e il modo in cui questa ha influenzato il suo sguardo artistico. Infine ho incontrato finalmente dal vivo Vera Bugatti, di cui seguivo da tempo il lavoro: osservare il suo segno e la sua ricerca iconografica direttamente sul muro è stata un’esperienza che arricchisce la percezione della sua poetica.

Camminare per Rive in questi giorni significa attraversare un racconto visivo corale. Le opere si dislocano nel tessuto del piccolo borgo in modo calibrato, senza forzature, restituendo immagini che parlano, sempre, di acqua, riso, mondine, ma anche di storie individuali e collettive che si stratificano nel tempo. Ogni muro diventa parte di una narrazione più ampia, che non si limita a celebrare il territorio ma lo rilegge attraverso linguaggi contemporanei e sensibilità artistiche differenti.
DeRive – Arte pubblica nello spazio rurale sta crescendo edizione dopo edizione, e con questa tappa ha dimostrato di avere una visione chiara: portare in un borgo rurale esperienze di arte pubblica capaci di dialogare con il contesto locale senza scivolare nel folklorico, aprendo invece a riflessioni che riguardano tutti.

