13/09/2026

Manifestival: la lettera di Dhale agli Orticanoodles

| Clara Amodeo

I ritratti di Dhale per Manifestival

I nostri lettori lo sanno bene: da tre anni a questa parte la Fondazione Arrigo e Pia Pini, con il contributo di Fondazione di Comunità Milano, porta avanti, nel quartiere milanese del Gallaratese, Manifestival, festival di Arte Urbana partecipata che ha portato sul territorio numerose artiste e altri artisti internazionali, chiamati a dialogare con il quartiere traducendo in immagini le emozioni, le sensazioni e i desideri di chi vi abita ogni giorno, condivisi proprio da questi ultimi con le artiste e gli artisti nel corso nel tempo.

Accanto al festival, negli ultimi anni il Gallaratese è diventato anche terreno di un altro tipo di lavoro, più minuto e continuativo, pensato soprattutto per le scuole (ma non solo): da una parte, gli Urban Art Tour, organizzati dall’associazione culturale Another Scratch In The Wall ETS; dall’altra, i laboratori di Arte Urbana tenuti dal collettivo Orticanoodles, il cui direttore artistico del progetto è Wally, al secolo Walter Contipelli.

E proprio gli Orticanoodles sono uno dei protagonisti della storia che vi stiamo per raccontare. Qualche giorno fa, infatti, allo studio di Wally è arrivata una busta un po’ fuori dagli schemi. Sul fronte, il “mitente” (l’errore è volutamente lasciato immutato) indicato a mano è proprio Orticanoodles, con la sua via a Milano (segno che chi ha scritto ha preso sul serio, con la precisione un po’ buffa dei bambini seguiti dagli adulti, le regole della corrispondenza). Sul retro, il destinatario: Dhale Luciano, classe 2ª C dell’I.C. Borsi di Milano, la scuola che l’anno scorso aveva partecipato a Tour e laboratorio, con Scratch e Ortocanoodles.

I ritratti di Dhale per Manifestival

All’interno della busta, il testo della lettera, tutto scritto a mano (con la grafia un po’ traballante di un bimbo che sta iniziando a scrivere), dice così:

“Ciao sono Dhale, frequento la 2ª C dell’I.C. Borsi Milano e lo scorso anno siete venuti nel mio plesso di via Borsa. Con la mia classe abbiamo […] e visto che a me piace disegnare e colorare l’ho mandata a voi. Spero vi piacciano i miei disegni.”

Il passaggio centrale, quello che racconta cosa la classe abbia fatto esattamente, resta per ora un piccolo mistero (la grafia in quel punto si fa più incerta e difficile da decifrare). Ma il senso della lettera arriva comunque chiaramente: un bambino che si è ricordato, mesi dopo, di un’esperienza scolastica, e ha deciso di scrivere a chi gliel’aveva fatta vivere. Non solo. Alla lettera, Dhale ha allegato due disegni. Il primo è un ritratto di Wally, o dello stesso Dhale. Il secondo è invece una libera reinterpretazione di uno dei murales del quartiere: quello dedicato al verde e alla natura, realizzato da Nabla e Zibe, evidentemente rimasto impresso nella memoria del bambino al punto da volerlo rifare a modo suo, con i pennarelli.

La lettera scritta da Dhale a Manifestival

È esattamente questo, in fondo, l’obiettivo di ogni progetto di arte partecipata (e, in fondo, anche dei nostri tour): fare di tutto per lasciare un segno in chi, spontaneamente o “spintaneamente”, si imbatte nell’arte nello spazio pubblico. Un murale può restare lì per anni, sbiadire o essere buffato, ma se in un bambino di seconda elementare fa scattare il desiderio di prendere carta e penna e scrivere una lettera a chi l’ha realizzato, allora qualcosa di più duraturo è già successo.

Non si può sapere quanti semi di questo tipo vengano piantati ogni volta che un tour, un laboratorio, un festival come Manifestival entrano in una scuola o in un quartiere. Ma la letterina di Dhale è una prova piccola e concreta che almeno uno di quei semi ha attecchito. E se un giorno, tra qualche anno, quel seme dovesse diventare un albero (magari un ragazzo che sceglie di fare i graffiti, di raccontare per immagini il proprio quartiere, o semplicemente di guardare i muri della città con occhi diversi) allora tutto il lavoro fatto da Fondazione Arrigo e Pia Pini con Manifestival, da Another Scratch In The Wall ETS e da Orticanoodles avrà trovato la sua ragione più vera.

Per ora, Dhale, i tuoi disegni ci sono piaciuti moltissimo.

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