28/10/2026

Hemo, Outlab BG e l’arte di prendersi cura

| Clara Amodeo

S262944

Per anni, di Hemo ho saputo quello che sanno in tanti: che è uno che lo stile lo conosce, lo pratica e lo difende da tempo. Lo conoscevo di fama, insomma, e soprattutto come artista. Poi, con Sandro, Marga e tutta la balotta e non senza Another Scratch In The Wall, abbiamo iniziato a portare i visitatori in giro per i parchi logistici Prologis alla scoperta di ParkLife e lì ho cominciato a conoscerlo davvero. Soprattutto, ho iniziato ad apprezzarlo in una veste che non gli conoscevo: quella di direttore artistico e, ancora di più, di curatore.

Perché la sfida di ParkLife non era affatto facile: bisognava realizzare un ciclo di murales in un parco logistico, ossia in un non luogo per eccellenza, fatto di capannoni, piazzali e camion in transito, dove nessuno si ferma e tutti passano. Una sfida che Hemo ha colto e, a mio avviso, vinto. Tra Somaglia, Romentino e Bologna ho imparato ad apprezzarne il gusto estetico e la varietà delle scelte curatoriali, ma anche qualcosa che va oltre i muri: un senso civico profondo, una passione autentica per la cosa pubblica e un’apertura verso posizioni “democratizzanti”, sia sul fronte della comunicazione dell’Arte Urbana, sia su quello della sua musealizzazione. Temi carissimi a me e a tutta l’associazione.

Da lì ci siamo visti, sentiti, confrontati. Poi la vita ha fatto il suo corso e ci ha messo di mezzo una pausa: lui con le sue vicissitudini, io con le mie. Da non molto abbiamo ripreso a sentirci per due chiacchiere, finché ho scoperto Outlab BG: un progetto che trova casa in un parcheggio privato a fruizione pubblica, a Bergamo, accanto al cantiere della nuova sede della GaMeC. Hemo lo sta trasformando in un percorso di Arte Urbana con artisti italiani spessore internazionale.

A7R01273
Credits: Studio Hane

Due cose mi sono saltate subito all’occhio, stridendo tra loro. Da un lato c’è la qualità del lavoro curatoriale: un percorso che va dal graffito classico all’astrazione più spinta, passando per il figurativo, pensato con un approccio da museo. Dall’altro c’è il fatto che tutto questo Hemo lo stia facendo pro bono, senza committenti, sostenendo gli artisti in forma privata insieme alla moglie e con l’aiuto di qualche sponsor tecnico. Una combinazione rara, che meritava di essere indagata.

E allora ho fatto quello che si confà a una giornalista culturale: gli ho fatto qualche domanda.

  • Quali sono le necessità che ti hanno mosso a dare vita al progetto di Outlab BG?

È un progetto nato sulla trasversalità di due esigenze: il posto è un parcheggio privato, ma a fruizione pubblica. Mi era stato fatto vedere come luogo in cui intervenire e, al contempo, la cittadinanza che vi abita attorno aveva fatto richiesta al Comune di Bergamo di trovare un soggetto che se ne prendesse cura (ma il Comune non poteva intervenire perché è un’area privata). Alla fine dal privato l’incarico è giunto a me: non c’era scritto da nessuna parte cosa quel posto dovesse diventare, ma essendo in parte di fianco alla nuova sede della GaMeC, che è in via di costruzione, mi sono sentito la responsabilità di predisporre lo spazio come se fosse una prima visita al museo. Chi verrà al museo potrà vedere le opere senza entrare al museo. Questo combacia con la mia attitude di essere un artista con senso civico e responsabilità pubblica: ho trasformato uno spazio neutro in uno spazio non neutro.

A7R01222
Credits: Studio Hane
  • Quali persone/realtà lo stanno rendendo possibile? Come fa a sostenersi?

Non avendo nessun tipo di proprietà o committente tranne la proprietà fisica del luogo, ho scelto la policy del pro bono per non dover dipendere da nessuno: in fondo si tratta di azioni mirate che cerco di sostenere sia in forma privata sia anche con l’aiuto di sponsor tecnici che coprono alloggi o elevatori. Io e mia moglie diamo agli artisti che chiamo vitto e alloggio e un po’ di materiale per quel che si riesce, con la prospettiva, ovviamente, di migliorare sempre di più. Oltre a me e mia moglie c’è anche Hane Studio che comprende video maker e creativi che ho voluto coinvolgere per dare un po’ di narrativa a questa iniziativa: stiamo documentando queste azioni, ma non so in cosa confluirà tutto questo materiale.

  • A cosa ti sei ispirato nel pensare questo progetto?

Sai, è la mia attitudine, sono un progettista di servizi pubblici quindi mi piace pensare di lavorare con la collettività, mi piace pensare che si lasci qualcosa al territorio per arricchirlo solo non in termini generali ma anche in termini di riqualificazione e fruizione di luoghi, per restituire agli stessi un senso nuovo rispetto a prima, e lo dico sia da artista sia da cittadino. Mi piace pensare di poter lasciare qualcosa in continuità che possa raccontare il mio percorso e il percorso della pittura italiana anche al di fuori della comunità artistica, donandolo a persone esterne che, ovviamente, devono essere messe nelle condizioni di capire questa cultura (motivo per cui nel futuro di Outlab BG ci sono percorsi e audioguide): l’intento è quello di avere un approccio da museo per un pubblico che sia messo nelle condizioni di sapere. La mia influenza penso che venga anche dalla mia educazione verso la pittura: ho sempre creduto che Urban Art e Graffiti potessero dialogare con gli spazi museali oltre al contesto standard della strada, ma non possiamo dare per scontato che le persone siano pronte ad accoglierli. E se non riusciamo ad attrarre il pubblico generalista dentro a questo mondo, allora forse è il caso che lo ripensiamo.

S262988
Credits: Studio Hane
  • Quali sono state le tue scelte curatoriali? E come le hanno prese la cittadinanza?

Il mio start parte sempre dal mio mondo e dal mondo da cui vengo: lo Style Writing e la ricerca dello stile con il writing. Da lì la scelta di alcuni artisti che secondo me sono significativi: si parte da un graffito super classico alla Blef per arrivare all’astrazione spinta di Made514; avevo voglia di coinvolgere qualcuno che facesse figurativi perché siamo vicini al polo museale e all’Accademia, ecco quindi la collaborazione con Yama e Koka che ha portato il mix tra Writing e figurativo. La tendenza è quella di creare un percorso multiculturale non monotematico. E la risposta da parte della cittadinanza è stata molto entusiasmante. Chi ha l’affaccio verso questo spazio si è reso conto che la sua proprietà cambia di valore e allo stesso tempo si appropria di uno spazio che prima non viveva: molti appartamenti hanno l’affaccio su questo spazio e prima di Outlab BG avevano perennemente le tapparelle giù per non guardare fuori. Dal momento in cui siamo intervenuti le persone hanno riaperto le tapparelle, hanno guardato fuori, sono scese in strada ed è nato il classico senso di appartenenza di chi vuole verificare, controllare che lo spazio sia in buone mani. I cittadini si sono resi parte attiva e quando questo senso civico si raggiunge attraverso l’arte è bellissimo.

  • Domanda provocatoria: hai parlato di Writing. Si tratta di un mondo che non sempre accetta di sottostare alle logiche di un sistema, soprattutto di quello museale. Non pensi che l’intento musealizzante che ti muove possa scontrarsi con certe forme di produzione spontanea?

Accetto la tua domanda provocatoria e ti rispondo così. Questo lavoro è una terra di mezzo, è un ponte tra realtà che altrimenti non si incrocerebbero: non ci sono committenti ma c’è la volontà di fare in modo che l’artista si esprima al 100%. E penso che la possibilità di potersi esprimere in uno spazio del genere dia per primo all’artista la possibilità di farsi vedere e quindi aggiungere valore alla propria comunicazione. Oltre tutto non è lo stile che si piega alla comunicazione ma il contrario. È un modo anche per il sistema dell’arte di rendersi conto di stili che hanno grande potenza.

A7R01181
Credits: Studio Hane
  • Gli spazi su cui gli artisti lavoreranno non sono infiniti. Quando gli spot finiranno si lavorerà per sovrapposizione?

Sì, ci sarà la classica regola del “si rifà”, ci sarà comunque un’archiviazione e non ti nascondo che ci sia la volontà di creare una collezione dinamica in cui parte del parcheggio possa essere rivestito di pannelli dinamici “alla Amsterdam” per essere fatti e poi archiviati. Questa cosa si farà quando anche la relazione istituzionale col museo sarà più stretta.

  • Domanda invece più frivola: da dove nasce il nome e anche il logo di Outlab BG?

“Outlab” doveva nascere come il mio laboratorio ma è un laboratorio all’aperto, è un po’ come se il mio laboratorio e di quello di altri artisti si aprisse alla città. Il logo invece trae ispirazione dallo stemma di famiglia, che affonda le radici nel Duecento italiano, che si riassume nel motto “mai all’ombra”: esso reca il corno e tre stelle, è uno stemma legato alla comunicazione e al segnale dell’orizzonte da seguire, quindi mi piaceva portarlo con me e dargli continuità.

  • Quali sono i prossimi progetti?

Di recente questa residenza ha avuto anche la possibilità di allargarsi in città, sostenuta dal Comune che ha chiesto a me di prendermi cura di un altro spazio pubblico che è legato a questo. A questo si aggiunge il già citato progetto delle audioguide: il sito web ha l’obiettivo di creare un itinerario libero multilingue così che chi verrà a fare visita a Bergamo (quello su cui stiamo lavorando è un parcheggio strategico per i turisti) e anche chi verrà al museo avrà contenuti di cui poter fruire tenendo l’approccio museale. Infine, nel 2027 mi piacerebbe organizzare una mostra, un evento, nel corso di un momento di inaugurazione del progetto.

Hai bisogno di informazioni?

Vuoi proporci qualche nuovo progetto o ti piacerebbe collaborare con noi?
Qualunque sia il motivo, saremo felici di rispondere alle tue domande!