20/10/2025

Apre “Ermetico Urbano”, la nuova mostra personale di Ale Senso

In trent’anni puoi cambiare casa, città, lingua, lavoro. Puoi innamorarti, perderti, ricominciare. Puoi vedere un quartiere nascere, una fabbrica sparire, un muro cambiare mille volte pelle. E, dopo tanto peregrinare, puoi anche tornare esattamente dove tutto è cominciato, ma con uno sguardo nuovo, più consapevole, più “ermetico”.

Il 18 ottobre 2025 ha segnato proprio questo: un ritorno. Quello di Ale Senso a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo (la “sua” Bergamo), dove trent’anni fa realizzava il suo primo murale ufficiale. Oggi, nello stesso luogo, ha inaugurato la sua mostra personale “Ermetico Urbano”, ospitata nel nuovo spazio espositivo Ex-Vavassori del Musei dello Smalto fino al prossimo 22 novembre. Un cerchio che si chiude o, meglio, che si trasforma.

Qui, infatti, Ale Senso ci presenta una ricerca inedita che propone la riconcezione in piccolo formato di sue significative opere di arte pubblica, “Si vis pacem para comprensionem”, “Kura”, “Gioco di Quattro Torri” e “Meta-anfora”, alle quali si affianca l’opera inedita “Luna colante”. La mostra non è un semplice adattamento di formato, ma un processo “alchemico” in cui le opere vengono fuse con gli aspetti significativi dei rispettivi contesti, intesi in senso sia propriamente architettonico sia simbolico. L’artista esplora la natura “liquida” dell’arte, capace di reinterpretare la realtà e di trasformarsi in una nuova architettura di forma e simbolo all’interno dello spazio espositivo.

“Spesso – ha detto Ale Senso nel corso di un’intervista – mi sono chiesta quale sarebbe stato il risultato di prendere alcuni di questi lavori di Arte Urbana e riadattarli in una forma altra, trasmutarli, creando nuovi oggetti con un design finale che includesse non solo gli aspetti visuali, simbolici ed ermetici dell’opera in sé ma anche architettonici, naturali e/o paesaggistici, presenti e peculiari dello spazio in cui avevo operato.” Ale Senso dipinge l’essere umano, le sue passioni, le sue sofferenze e le sue gioie costruendo con la sua poetica un neo-umanesimo che si contrappone alla deriva individualista e, al contempo, disumanizzante che sta attraversando le società occidentali.

Una nota personale. Io e Ale Senso ci siamo sempre un po’ rincorse: dai tempi in cui studiavo le sue opere, fino a quando l’ho vista in volto per la prima volta (in una foto scattata da WallsOfMilano, co-autore del mio libro “Il burrone e il salto”, che la ritraeva durante una mostra a Berlino). Poi Prologis ci ha unite, ma a distanza. Fino a quel giorno a Bologna, quando, insieme a Sandro Innocenti, Margaryta Hnatenko e la Rame13, abbiamo condiviso lo stesso palco del MamBO. Da lì, ancora strade comuni: amiche in politica, opere nella cintura milanese, e in ultimo Quattordio, altro snodo di muri, incontri e visioni. E forse è proprio questo il bello dell’Arte Urbana: continua a cambiare forma, ma non smette mai di creare connessioni. Anche quando passa una vita, o giusto trent’anni.