25/10/2025

Apre “PUPPETS – 30 italian masters of Hip Hop characters”, la storia figurativa del Writing

Lasciate che inizi questo articolo con una nota personale, e non senza un pizzico di orgoglio. Grazie ai diretti interessati, infatti, so di questa mostra da tempi non sospetti. Da quando KayOne e Rendo me ne parlarono con quella luce negli occhi e quel tono felice che riconosci subito: la presa bene autentica, quella che nasce solo quando si tocca qualcosa di vero, di radicato.
Poi, col passare dei mesi, da una chiacchierata all’altra, ho scoperto che tanti altri writer e artisti con cui ho condiviso muri e riflessioni (tantissime!) stavano prendendo parte a questo progetto. E ho capito che stava per succedere qualcosa di grande.

E infatti questo sarà, ossia una mostra che non ha precedenti: “PUPPETS – 30 italian masters of Hip Hop characters”, curata dallo stesso KayOne e in programma dal primo novembre fino al 21 dicembre 2025 negli spazi dell’irriducibile Stradedarts, in Largo dei Gelsomini 6 a Milano.

Trenta artisti italiani (da Antimak a Eron, da Kaos a Mr. Wany, da Shaone a Basik, passando per KayOne, Rendo, Bo130, Opium, Shine Royal, Zart, Zero-T, EricsOne e molti altri) riuniscono per la prima volta i loro sketch dedicati ai Puppets, i personaggi che da sempre accompagnano le lettere nel Writing, espressione figurativa e narrativa di un linguaggio che spesso viene ricordato solo per lo shape più grafico. La mostra, accompagnata da un catalogo e dalla realizzazione di un muro a tema Puppets, celebra una parte fondamentale della cultura del Graffiti Writing.

E parlando con chi partecipa o segue da vicino questa mostra, oltre che la scena, ho percepito ovunque la stessa energia: una passione viva per il Writing e per l’Hip Hop, quella che da decenni continua a generare connessioni, rispetto, ma anche discussioni accese e un sacco di scazzi, come succede in tutte le grandi famiglie dove ci si vuole bene davvero. Dietro ogni puppet c’è un’identità, un alter ego, un pezzo di storia personale che diventa collettiva. E forse è proprio questo che rende PUPPETS così importante: è una mostra che parla di appartenenza e di comunità, ma anche di libertà espressiva e individuale. E, allo stesso tempo, una ricognizione di memorie e stili, di scuole e generazioni, che mette in luce come il Writing non sia mai stato un linguaggio statico, ma una continua evoluzione tra gesto, immagine e identità.

Non solo. PUPPETS è la prima mostra dedicata a questo tema, ma già ora la speranza è quella che non ci si fermi a un’unica edizione e andare verso il riconoscimento pieno di tutto il panorama del Writing. Un modo per guardare alla storia di questa cultura non come a un archivio, ma come a un organismo che cresce, cambia, forse litiga un po’, ma continua a vivere, a oltre 50 anni dall’inizio di questa cultura, e non smette mai di sorprendere.