12/03/2026

“Triple Trouble” a Londra: il caos creativo di Obey, Hirst e Invader

L’occasione era davvero imperdibile per non organizzare una trasferta a Londra.

La mostra “Triple Trouble” alla Newport Street Gallery unisce tre pesi massimi: Shepard Fairey (Obey), Damien Hirst e Invader. Fino al 29 marzo 2026, è una vera e propria esplosione di opere individuali e collaborazioni inedite.

Attraverso i suoi 6 padiglioni enormi e di un bianco asettico, la location offre un contesto perfetto per far risaltare la potenza emanata dalle oltre 140 opere presenti, le quali meritano (anzi, esigono) di essere osservate da molteplici distanze e angolazioni, per percepire l’intensità cromatica e la profondità di ricerca degli autori.

Ogni stanza rivela qualcosa di diverso, talvolta rumoroso, altre quasi silenzioso.
Triple Trouble” non è una semplice esposizione: è disturbo ma anche istigazione.
E’ un tentativo di risvegliare le coscienze, senza arrogarsi il diritto di dare spiegazioni ma volendo essere uno stimolo al pensiero laterale e all’approfondimento.

Image00001

Obey: Il Gigante della ribellione

Shepard Fairey è il capostipite della grafica di contestazione. Nato dagli sticker “Andre the Giant has a posse” negli anni ’80, ha invaso il mondo con il logo di OBEY attraverso i suoi stencil, serigrafie ma anche intere pareti di palazzi nel mondo, opponendosi al sistema e al conformismo.

In questa mostra, le sue opere sfidano l’osservatore con colori spesso più saturi del consueto e messaggi che, come sempre, ti colpiscono duro allo stomaco (ma anche al cuore).
Fermarsi a osservarne i dettagli è d’obbligo per indagare e comprenderne il sottotesto.

Hirst: Ossessione e provocazione

Damien Hirst porta il suo armamentario iconico: dipinti caleidoscopici, vasche con animali (e “alieni”) in formaldeide, armadi di pillole, lamette e strumenti chirurgici.

È l’arte ossessionata da vita, morte e consumismo.

Hirst come sempre punta a sconvolgere e qui le sue creazioni dialogano con la street culture, amplificando il disagio contemporaneo e facendoti sentire parte, per qualche momento, di un inquietante caos ordinato.

Invader: Pixel che invadono il mondo

Image00003

Un tizio che nessuno sa chi sia, ecco chi impreziosisce muri in tutto il mondo con mattoncini colorati, riproponendo alieni pixelati o personaggi 8-bit.

In questa esposizione le sue tessere prendono il sopravvento, assumendo dimensioni importanti (spesso sono vere e proprie piastrelle), e vengono utilizzate per spaziare dai mosaici tradizionali fino ai tanto amati “alieni”. Ci sono poi opere in 3D create attraverso l’utilizzo di cubi di Rubik fino ad arrivare a icone anni ’80/90 di dimensioni museali.

Triple Trouble: uno scontro creativo

Il cuore dell’esposizione però batte nelle alleanze inaspettate: la follia di Hirst che diventa dolcezza e incanto quando si fonde con Obey, che a sua volta imprime il proprio marchio sulle piastrelle di Invader e poi ancora…opere di Hirst hackerate da grafiche stratificate e pixel dei suoi due compagni, pannelli con cubi di Rubik giganti che ripropongono icone rock, lightbox ibridi e mastodontici, pillole per l’oblio logate dai tre artisti in un caleidoscopio che vorresti non terminasse mai.

Nell’esposizione curata da Connor Hirst con HENI, ObeyHirstInvader mescolano linguaggi diversi creando una sinergia caotica, dove stili opposti si amplificano celebrando sì l’individualità, ma soprattutto esaltando il dialogo.