05/09/2025

La lettera aperta degli artisti per il Leoncavallo: “Difendiamo un patrimonio di tutti e tutte”

Milano ha perso un altro pezzo di sé. Ancora una volta. E non l’ennesimo ufficio, non l’ennesimo centro commerciale, non l’ennesimo palazzo gentrificante con pezzi al metro quadro da capogiro, ma un luogo che per cinquant’anni ha incarnato la possibilità di un’altra città: più giusta, più libera, più creativa. Lo sgombero del Leoncavallo non è solo la chiusura di un centro sociale: è un atto vigliacco e povero, che colpisce al cuore la memoria collettiva e il patrimonio culturale di una comunità intera. Vigliacco, perché, in una pigra mattinata di agosto, nel mezzo di una città svuotata, ha voluto cancellare ciò che non può essere controllato; povero, perché riduce a problema di ordine pubblico quello che è, da decenni, laboratorio di socialità, arte e politica.

Eppure, quelle mura non sono vuote. Portano incisi i segni di generazioni di artisti che hanno scritto la storia della Street Art italiana e internazionale. Nel ventre del Leoncavallo, nel Dauntaun, ci sono infatti i murales che la Soprintendenza ha già dichiarato tutelati ope legis: opere che la legge stessa riconosce come bene culturale da difendere e attorno ai quali si sviluppa un universo di murales, tag, poster, installazioni “altri”, che oggi rischiano di essere cancellati con la stessa leggerezza con cui si abbatte un muro di cemento.

Proprio per questo motivo, in questo vuoto di responsabilità istituzionali, la voce si è alzata da chi quel patrimonio lo ha costruito: le artiste e gli artisti. Oltre cinquanta di loro hanno sottoscritto una lettera aperta che rivendica il valore culturale, sociale e politico delle opere del Leoncavallo. Tra i firmatari ci siamo anche noi di Another Scratch In The Wall, perché crediamo che non si possa restare neutrali di fronte a una vicenda che mette in gioco la memoria viva della città.

Riportiamo qui la lettera nella sua interezza, perché parla da sola e perché merita di essere diffusa, ascoltata, difesa, sottoscritta:


Lettera aperta degli artisti per il Leoncavallo

Siamo artiste e artisti che in questi decenni hanno contribuito a fare del Leoncavallo un luogo di produzione e condivisione culturale. Le opere realizzate dentro e fuori le sue mura nascono da percorsi differenti, ma accomunati da una stessa matrice: il tessuto urbano di Milano e delle nostre città, l’urgenza di esprimersi e la necessità di creare spazi autentici di incontro e dialogo tra cittadini.
Ogni pezzo, murale, tag, poster, sticker o installazione è un gesto che ha richiesto capacità, passione, risorse, economia e tempo. Sono i “tatuaggi” di questi muri: segni che raccontano libertà, ricerca ed espressione, e che hanno arricchito il patrimonio culturale della città. Opere sempre autofinanziate eppure liberamente accessibili, uno stimolo corale e pubblico per riflessioni condivise.

Le opere del Leoncavallo sono a pieno titolo creazioni artistiche, tutelate non solo sul piano culturale ma anche giuridico: la Costituzione riconosce e tutela tra i beni fondamentali anche la proprietà intellettuale, la legge sul diritto d’autore prevede i diritti, anche morali, di chi queste opere ha creato.
Smantellare, distruggere o rimuovere questo patrimonio, senza coinvolgere gli autori, significherebbe non solo pregiudicare i diritti di questi ultimi, ma colpire l’intera comunità che lo vive e lo riconosce.
L’arte è dialogo, costruzione di senso e apertura, conoscenza e rispetto: valori che Milano non può permettersi di perdere.
Alla vigilia della manifestazione del 6 settembre, rivolgiamo un appello alle istituzioni, ai media e ai cittadini: riconoscere l’importanza del contributo artistico del Leoncavallo e degli artisti che vi sono passati lasciando un segno creativo, difenderne il valore culturale ed espressivo e tutelare la sua dimensione intellettuale come patrimonio comune.
L’arte che nasce negli spazi condivisi è un valore per tutti. È uno strumento di pace che alimenta l’idea di una città più aperta, inclusiva e consapevole.

Gli artisti delle arti figurative: Frode, Teatro, Shah, Vandalo, Swarz, Atomo Tinelli, Andrea Kiv, Archiclown, Dade, Francesco Vicari Pus, Zibe, Pao, Ozmo, Ivan il Poeta, Morkone, Carlos Metallo e Cemento, H3ml0ck, Lilo, DormoZero, Betta Muchas, MCD crew, Ratzo, Dario Arcidiacono, VolksWriterz, Shad, Trukalone Crew, Antonello Ruggeri, GGt, Piger, Microbo, BO130, Giacomo Spazio, Abbominevole, El Gato Chimney, 2501, Santy, Krio, Oneman, Ninko Black, Walls of Milano, Urban Solid, Demsky, Sabe, Martino Saccani, Bang, DCN, MNP, Eras, Division27, Chief, Craze, Inguz, Glen, Erics, Another Scratch In The Wall, Sud, Bomb, Suck, Reeno, Rebel, Mes, Sky, Oneman, Paolo Buggiani, Claudia Mendini, Gec, Giacomo Rossi, DEM, Costantino Pucci e altri sottoscrittori in aggiornamento.


La lettera ci riporta al nodo centrale: il valore dei murales del Leoncavallo. Non solo quelli del Dauntaun – che nel 2003, durante l’HIU, si trasformò in un museo sotterraneo spontaneo, restaurato nel 2021 e che nel 2023 la Soprintendenza ha posto sotto tutela ope legis – ma anche le centinaia di opere disseminate negli spazi interni ed esterni. Opere che non hanno vincoli formali, ma che portano con sé la stessa dignità culturale e la stessa urgenza di essere preservate.

Lo sgombero rischia di cancellare tutto questo con un colpo di spugna, riducendo a macerie decenni di produzione artistica libera e condivisa. È il paradosso di una città che da un lato riconosce il valore dell’Arte Urbana come patrimonio, ma che tollera che il suo cuore più autentico venga spazzato via.

Il futuro del Leoncavallo e dei suoi murales è oggi sospeso. Ma la voce degli artisti, e di chi con loro condivide questa battaglia, chiede con forza che non si parli più solo di sgombero: si deve parlare di memoria, di cultura, di diritti. Perché difendere quei muri significa difendere un’idea di città diversa: più aperta, più libera, più giusta.